C’è stato un tempo in cui, quando
occorreva far cassa, il Governo aumentava sistematicamente le tasse sulla
benzina e sulle sigarette. Oggi, quando le banche hanno bisogno di portare
fieno nella cascina degli azionisti, tagliano sistematicamente il costo del
personale, chiedendo sacrifici alle lavoratrici e ai lavoratori per
accontentare gli investitori. Il piano industriale 2010-2015 di UniCredit
non fa eccezione: dovranno uscire altre 3500 persone, in aggiunta alle 4000
che già sono uscite o stanno uscendo per effetto della varie riorganizzazioni
aziendali.
Maggiori dettagli li avremo il 23 e
il 24 novembre, quando UniCredit incontrerà prima i Segretari generali e i
Segretari nazionali dei Sindacati e poi le delegazioni sindacali.
Per il momento, sappiamo che le
eccedenze individuate dal piano 2010-2015 sono complessivamente 7500, ma va
tenuto presente che le uscite già programmate sino al 2013 ammontano complessivamente
a 3400, cui si aggiungono le 600 uscite al Fondo di solidarietà che residuano
dal precedente piano Capitalia. Le nuove uscite da qui al 2015 sono dunque
complessivamente 3500. Va ricordato, a onor del vero, che 700 delle uscite
previste dal progetto del “bancone” erano state rinviate, per cui di fatto il
nuovo piano apporta nuovi esuberi pari a 2800 risorse, comunque tante!
1. Gli esodi: vogliamo la garanzia della volontarietà
Sulla distribuzione temporale e
sulle modalità di uscita riferite ai nuovi esuberi si avranno prime
delucidazioni negli appuntamenti programmati per il 23 e 24 novembre.
Per la gestione degli esuberi,
almeno per il momento UniCredit non apparirebbe intenzionata ad utilizzare
il Fondo di solidarietà. Se confermata, la posizione aziendale limita considerevolmente
gli strumenti di incentivazione disponibili.
Unità Sindacale ritiene necessario
che, anche alla luce della particolare delicatezza dello scenario
previdenziale, la trattativa sulle ricadute del nuovo piano industriale
venga attuata tenendo conto di tutte le migliori opzioni disponibili, in
maniera tale da gestire gli esuberi annunciati privilegiando l’esodo volontario
incentivato sia alla pensione che al Fondo.
2. Creare nuova occupazione
Se il modello di riferimento dovesse
essere l’accordo del 18 ottobre 2010 relativo al cosiddetto “bancone”, Unità
Sindacale ritiene che, a fronte delle uscite che si andassero a regolamentare, sia
necessaria una ulteriore
significativa creazione di nuova occupazione, con una proporzione di
ingressi quanto meno analoga a quella già prevista dall’accordo del 18 ottobre.
3. Più part time per chi lo chiede!
Essendo le previsioni di esubero del
nuovo piano industriale riferite a full time equivalent, Unità Sindacale
ritiene che, accanto alle incentivazioni all’esodo, una delle leve per
addivenire ad una effettiva, ma indolore riduzione del costo del personale sia
quella di un maggiore ricorso al part time, relativamente al quale è in
corso in questi giorni la trattativa di Gruppo. A tale proposito, Unità
Sindacale ha proposto che nella ricerca di nuove soluzioni per il part time in
UniCredit si tenga conto delle motivazioni socio-economiche che stanno alla
base delle richieste volontarie di lavoro a tempo parziale. Esistono infatti
aree del Paese nelle quali è diffuso un modello economico fondato sulla
micro-impresa familiare: non è un caso che lì sia maggiore la richiesta di part
time, che viene visto come un efficace strumento di conciliazione tra lavoro ed
esigenze familiari. Esistono invece altre aree del Paese nelle quali i nuclei
familiari sono monoreddito: non è un caso che lì sia minore la richiesta di
part time, che si tradurrebbe in minori risorse economiche per famiglie che
devono vivere con un solo stipendio. Di queste diversità socio-economiche Unità
Sindacale ritiene si possa e si debba tenere conto, addivenendo a soluzioni
che consentano la massima flessibilità territoriale, superando quegli steccati
ideologici che vogliono che gli accordi sindacali siano per forza
indifferenziati sull’intero perimetro nazionale: è una questione di buon
senso.
4. Tagliare i costi operativi senza ricadute sulla sicurezza
Accanto alle azioni per la riduzione
del costo del personale, il nuovo piano industriale prevede che UniCredit ponga
in atto anche iniziative mirate alla riduzione dei costi “non HR”.
Pur apprezzando il fatto che
finalmente si ponga attenzione alla struttura globale dei costi operativi e non
solo al costo del personale dipendente, Unità Sindacale ritiene irrinunciabile
che gli interventi riferiti alle spese amministrative non abbiano a generare
ricadute negative in materia di salute e sicurezza dei lavoratori, nonché di
qualità del lavoro delle persone attive nel Gruppo. Altrimenti a pagare
un altro conto salatissimo sarebbero ancora una volta le lavoratrici e i
lavoratori.
5. Stop alle consulenze e ai bonus ai top manager
In ogni caso, Unità Sindacale
ritiene che, a fronte dei nuovi sacrifici richiesti alle lavoratrici e ai
lavoratori, UniCredit debba interrompere il ricorso ad onerosi contratti di
consulenza esterna e l’erogazione di incomprensibili incentivazioni al top
management. Se sacrificio deve essere, al sacrificio devono contribuire
tutti!
Se la situazione aziendale è
difficile, chi ha posizioni di responsabilità deve essere il primo a fare un
passo indietro. L’esempio deve venire dall’alto: è dando alla
struttura e ai mercati segnali tangibili di una “equa distribuzione” dei
sacrifici che si testimonia l’effettiva volontà di rilancio dell’azione di
UniCredit.
In questo senso, Unità Sindacale
legge positivamente la volontà espressa dall’Amministratore delegato di
rinunciare al bonus di sua competenza per l’esercizio in corso, attendendo
tuttavia che a questo singolo e personale annuncio facciano seguito concreti
interventi gestionali.
Come sempre, Unità Sindacale parla chiaro e dichiara quel
che pensa e ciò che intende fare.
Le nostre soluzioni
sono: volontarietà, più part time,
taglio delle
consulenze, stop ai bonus del top management.
Unità Sindacale Falcri Silcea Gruppo
UniCredit
Milano, 17 novembre 2011